Archivia Aprile 2019

FABER punta sulla realtà aumentata.

Faber, il noto brand di Fabriano, ha presentato a Milano il progetto digitale che consente di vedere sul suo sito le cappe in modalità tridimensionale e già ambientate. Dedicato a progettisti e utenti finali 

Con un evento organizzato nel Flagship Store di via Pontaccio, a Milano, Faber ha presentato il 9 aprile una novità pensata sia per i professionisti che per gli utenti finali. Un progetto di comunicazione digitale e interattivo che porta l’azienda ad entrare “in una nuova dimensione” e offre la possibilità di vedere direttamente dal sito www.faberspa.comle cappe in formato 3D e  attraverso la realtà aumentata di poter visualizzare le cappe Faber all’interno della propria cucina e osservare tutte le caratteristiche in modo dettagliato, grazie a un approccio totalmente immersivo.

Il progetto è stato presentato nello showroom del Gruppo Franke, la multinazionale svizzera leader nel kitchen system di cui Faber fa parte, attraverso una ambientazione capace di sottolineare l’attenzione ai temi della sostenibilità e alla preservazione dell’aria pulita in casa dell’azienda, ben identificati nel pay-off “air matters”.  Molto suggestiva, infatti, l’installazione “green”, un giardino di piante che evocava la natura incontaminata e profumi che richiamavano la montagna e la purezza dell’aria.

“Abbiamo scelto la Milano Design Week per presentare un progetto per noi molto importante: il nuovo sito interattivo, all’avanguardia nelle funzionalità e utile per gli addetti ai lavori e non solo!” commenta Serena Sorana Brand & Communication Manager di Faber Spa. “Chi acquista una cappa Faber da oggi può contare sulle migliori tecnologie coniugate allo stile e al design e sul 3D a supporto nella scelta per la soluzione ottimale per la propria casa”3 di 3  

Con Faber si “entra in nuova dimensione”Evento nuova dimensione 
Un potente richiamo alla natura sottolineava nello show-room milanese la vocazione green di FaberEvento show-room Faber 
Evento Show-room Faber

L’importante investimento effettuato ha, dunque, il duplice obiettivo di supportare gli architetti e i designer nella scelta della soluzione più adatta in cucina e aiutare i clienti nella selezione del prodotto migliore per la propria casa.

Registrandosi all’area riservata, gli architetti, i designer e tutti gli addetti ai lavori avranno la possibilità anche di scaricare i 3D delle proposte dell’azienda marchigiana per la realizzazione dei rendering e dei progetti di interior design. Potranno anche studiare nei minimi dettagli, ruotandolo e facendolo vivere nelle tre dimensioni, attraverso la realtà aumentata, su smartphone o computer.

L’usabilità è semplice e studiata perché tutti possano fruirne: è sufficiente cliccare nell’homepage del sito www.faberspa.com per accedere e vedere, muovere, ruotare e posizionare le cappe ovunque si voglia con il mouse: basta un click e magicamente gli oggetti prendono vita, come se fossero reali.

Cliccando il banner dedicato nella pagina online, i visitatori possono visualizzare una vasta selezione dei prodotti e utilizzare l’implementazione realizzata per vedere, grazie alla realtà aumentata, tutti i dettagli.

Riflessioni di Realtà Aumentata 2018

Il 2018 è stato un anno entusiasmante per il mondo dell’AR. Abbiamo avuto il privilegio di aiutare tante aziende e vedere alcuni interessanti sviluppi a livello di settore nell’innovazione dell’AR. È stato un piacere poter continuare a contribuire a tutti i tipi di nuove e creative strategie di marketing che hanno fornito esperienze davvero memorabili. L’anno scorso abbiamo fatto una serie di previsioni su cosa potrebbe accadere nello spazio AR nel 2018.
Riflettendo sul 2018
Perché non sai dove stai andando finché non sai dove sei stato …
Le grandi aziende sono entrate nello spazio, dimostrando così un interesse più diffuso nella realtà aumentata.
Questo è un positivo passo avanti per l’AR. L’avvertenza è che i nuovi fornitori di AR su vasta scala dovranno soddisfare le esigenze delle diverse strategie di marketing (una misura non sarà mai veramente adatta a tutti). In questo modo, più persone accetteranno L’AR come strumento, più usi creativi vedremo….ed è una grande cosa!
I contenuti diventeranno più mirati e contestualmente pertinenti
Durante il 2018, gli sviluppatori e i creativi sono stati in grado di collaborare per portare contenuti per le persone più interesaanti, pertinenti e memorabili che mai. La coscienza collettiva della cultura pop ha effettivamente iniziato a alimentare più interesse e creatività nello spazio AR. Inoltre, i clienti sono sempre più desiderosi di saperne di più sulle storie dei marchi che supportano e gli esperti di marketing prestano attenzione. La natura incentrata sull’esperienza di AR è un ottimo modo per soddisfare questa domanda dei clienti, e abbiamo visto aziende di tutte le dimensioni portare avanti un metodo di marketing per cui vale la pena investire.
Confezione connessa
La confezione connessa ha il potenziale per essere il loro più potente canale di comunicazione sempre attivo – guidando un dialogo diretto con i propri utenti finali in una crescente esperienza economica. È il futuro dei media proprietari e dei dati di prima parte (ovviamente conforme al GDPR!)
Avanzamenti in AR come potente strumento di ricerca e sviluppo
La ricerca sull’effetto degli input AR sul cervello (che aiuta l’attenzione e la codifica della memoria) ha evidenziato l’impatto positivo dell’AR come tecnologia di facilitazione per “apprendimento attivo attraverso il fare”. Molte aziende stanno iniziando a vedere il potere dell’AR nell’apprendimento, nella formazione e nello sviluppo. L’AR è sempre più visto come uno strumento in grado di guidare sia la crescita del fatturato sia l’efficienza operativa. Questo diventa un fattore importante nell’ottimizzazione dei costi generali e nella realizzazione della linea di fondo. 
L’evoluzione della strategia AR
Aziende negli Stati Uniti come 7-Eleven si avvicinano all’AR come un gioco sempre attivo, con un calendario di contenuti continuo e completo. Hanno sfruttato la potenza della propria app e dei propri negozi per generare download di app, visite ripetute, riscatto di punti premio e, infine, valore transazionale. La campagna di Deadpool 2 era solo la punta dell’iceberg: un programma di lancio di nove settimane per dare il via a qualcosa che ha permesso ai clienti di 7Rewards di interagire con la funzione della fotocamera nell’app e guadagnare punti premio. Nuovi lanci di contenuti sono stati seguiti da partner di marchi come Mondelez (Hershey’s), Red Bull (promozione Pac Man) e PepsiCo (Doritos, Dr Pepper) e altri ancora a venire.

Pikkart scommette sui contenuti ibridi.

La startup di Modena è stata tra le prime in Italia a sviluppare un framework AR proprietario. Attiva soprattutto nell’ambito ludico-divulgativo, sta puntando anche sull’industria 4.0 e sull’anticontraffazione. Il key account manager, Luigi Clivati: «Siamo pronti al boom del settore»

Reinventare la realtà arricchendola di contenuti, tramite soluzioni tecnologiche all’avanguardia in grado di connettere il mondo reale a quello digitale. È questo il motto nonché l’obiettivo che da oltre tre anni guida la strategia di Pikkart, startup di Modena specializzata in sistemi di realtà aumentata (AR). L’azienda guidata da Lorenzo Canali, ceo e co-founder, è nata nel 2014 come spin-off di Progetti d’Impresa (azienda attiva dal 1998 nel mondo delle attività web) e in poco tempo è riuscita a ritagliarsi un posto tra le società più innovative del settore.

L’azienda emiliana è stata tra le prime a sviluppare in Italia un framework proprietario per la realtà aumentata e oggi è attiva anche nella realizzazione di app. Il successo che la startup sta raccogliendo, soprattutto negli ultimi mesi, è in gran parte frutto dei due anni e oltre passati dal team a sviluppare codici e algoritmi necessari per una soluzione pronta all’uso. Un’intensa attività sugellata da un momento di notorietà quasi inaspettato, come racconta a PaeseDigitale il key account manager di Pikkart, Luigi Clivati: «Se dovessi indicare il momento del nostro debutto vero e proprio citerei la partecipazione alla tappa cinese dell’Augmented World Exposition, dove abbiamo portato il nostro Sdk (software development kit, ndr) e dove eravamo tra i pochissimi occidentali. Appena abbiamo finito la nostra presentazione – ricorda Clivati – ci siamo ritrovati intorno moltissimi sviluppatori, di ogni esperienza e provenienza geografica, pronti all’acquisto con tanto di soldi in mano. Abbiamo dovuto organizzare la vendita in pochi secondi. Eravamo convinti della bontà del progetto ma non avevamo calcolato questa evenienza».

Oggi Pikkart conta su una quindicina di collaboratori, con esperienze diverse e competenze, e serve importanti clienti come Generali, il Gruppo Ferretti, Cariplo Factory e la Regione Lombardia. Non c’è un focus settoriale, anche se il mondo ludico-divulgativo (pubblicità, eventi e marketing) è quello che per ora si è mosso maggiormente sul fronte AR. Presto potrebbe però fare spazio a quello industriale, soprattutto in vista della piena diffusione del paradigma legato all’industry 4.0. «Stiamo puntando molto sulle tecnologie anticontraffazione e il sistema Pikkart AR Logo è solo il primo risultato del nostro impegno – spiega Clivati – L’obiettivo è unire la realtà aumentata e la steganografia, cioè la tecnica con cui si può nascondere la comunicazione tra due soggetti. Nel nostro caso stiamo sviluppando una soluzione che rende alcune informazioni rilevabili solo ed esclusivamente dall’occhio elettronico e che potrebbe rappresentare il superamento della tecnologia Rfid».

Lo sviluppo dei progetti firmati da Pikkart ha sedotto anche Ibm che, oltre ad essere un cliente della startup, dal 2017 è anche un partner di sviluppo tecnologico. L’asse con il colosso americano rientra nell’ambito di BizBang, il programma di open innovation dedicato alle startup e agli sviluppatori, ed è attualmente concentrata su tre pilastri: l’utilizzo dei sistemi Bluemix di Ibm da parte di Pikkart per la gestione delle app e dei sistemi; l’integrazione della realtà aumentata di Pikkart nell’applicazione Ibm AR dedicata al business dello storytelling e alla formazione interna; lo sviluppo congiunto di un’applicazione di computer vision innovativa basata sul robot TJ Bot. «Siamo stati ospiti di Ibm al Web Summit di Lisbona e ci siamo resi conto della credibilità che può garantire una partnership con un gruppo di respiro internazionale. L’asse rappresenta un’opportunità anche per Ibm – specifica Clivati – Nel senso che, anche grazie a noi, possono presidiare un settore che non è core ma che sta crescendo».

In questo scenario di espansione risulta molto importante “la velocità di pensiero e azione”, aggiunge Clivati, che ci tiene a sottolineare la disponibilità ottenuta dai professionisti del gigante a stelle e strisce. «Sono stato piacevolmente colpito dalla loro modalità di interazione e dall’interesse per l’open innovation – aggiunge il key account manager – Non pensavo che un colosso come Ibm potesse avere un’attenzione a 360 gradi anche per i business in cui non è particolarmente attivo. Abbiamo riscontrato pure una disponibilità importante in termini di tempo che, nel rapporto tra un big e una startup, non è mai così scontato». L’anno in corso potrebbe essere quello decisivo per il consolidamento e l’espansione del business di Pikkart. È infatti nel corso dei prossimi mesi che gli addetti ai lavori si attendono la definitiva svolta hardware da parte del settore.

6 domande chiave da porre al tuo cliente prima di iniziare qualsiasi progetto in AR

Tempo di lettura 5 min.

Fare le domande giuste all’inizio del tuo prossimo progetto in AR ti farà risparmiare tempo, denaro e un sacco di problemi, oltre a formare relazioni più solide e trasparenti con i tuoi clienti.
Per portare il tuo prossimo progetto AR su una base solida, ecco le sei domande chiave che utilizziamo presso il quartier generale di AR Latam per avere una migliore comprensione degli obiettivi delle campagne di marketing dei nostri clienti e dei nostri partner.
1. Quali sono gli obiettivi chiave?
Iniziamo con una domanda ovvia che tutti, i nostri team di sviluppo aziendale e produttori devono chiedere e definire chiaramente fin dall’inizio; “Quali sono gli obiettivi specifici o gli indicatori chiave di prestazione (KPI) in base ai quali questa attività sarà valutata?”
Questi KPI possono variare, dal traffico verso un sito web, condivisioni sociali, acquisti, raccolta dati, considerazione positiva del brand, coinvolgimento o download di app. Noi diciamo sempre che l’AR dovrebbe essere usata per creare valore reale e raggiungere specifici obiettivi di marketing o commerciali.
Assicurati che il tuo cliente abbia una visione chiara del successo del suo progetto, ma assicurati che questo sia raggiungibile. Gestire le aspettative qui è fondamentale, se pensi che l’obiettivo del cliente non sia realizzabile, ti consigliamo di stare attento e suggerire un KPI alternativo su cui basare il successo della sua campagna di marketing.
 
2. Qual è il budget?
Ottenere un’idea iniziale del budget dall’inizio è fondamentale per la pianificazione e il successo di qualsiasi progetto in AR, questo ti impedirà di sprecare risorse.
Come puoi notare, la realtà aumentata non deve per forza essere costosa per essere efficace. Il livello di investimento avrà un impatto solo sul tipo di contenuto che è possibile creare. Questo ti consentirà di valutare adeguatamente il progetto e gestire le tue aspettative.
È importante recalcare che i progetti in AR esistono in molte forme e dimensioni, pertanto avere un budget ben definito ti consentirà di personalizzare in modo appropriato una campagna AR. O viceversa, puoi sempre consigliare un livello di investimento se il tuo cliente ha una chiara comprensione di ciò che vuole.
La trasparenza è fondamentale qui, quindi assicurati di aver confermato tutto in qualche modo prima di esaminare il progetto.
Anche le seguenti domande dovrebbero far parte del preventivo.
 
3. Qual è l’obiettivo fisico (marker)?
Probabilmente la parte più importante di qualsiasi progetto in AR è quella che descriviamo come “marker”, cioè, dove verrà attivato il contenuto (poster, packaging, pubblicità stampata ecc.).
Più immagini di destinazione avremmo, più saranno necessarie tempo creativo,  supervisione della produzione e dei test per avere un risultato migliore, aumentando il costo complessivo del progetto.
Accanto a questo, dovresti anche assicurarti che il tuo cliente conosca i limiti e i benefici dei diversi target fisici. Questo è di fondamentale importanza per facilitare lo svolgimento del progetto.
Con queste informazioni a portata di mano, il tuo team creativo può avere un vantaggio in più nel definire il progetto e iniziare a pensare a come costruiranno e progetteranno l’esperienza relativa all’immagine di destinazione.
Un’altra domanda chiave da porre al cliente è se vogliono che il contenuto sia “tracciato” (cioè che appaia collegato ad una pagina) o “attivato” (cioè attivato in relazione allo schermo)? Confermando che capiscono le differenze tra i due e come influenzerà l’interfaccia utente (UX) è molto importante in questa fase.
Il contesto dell’esperienza sarà anche un fattore determinante per capire se una esperienza viene monitorata o innescata. La semplice regola è di mettersi nei panni degli utenti e considerare se quel momento sia appropriato per un’esperienza tracciata rispetto a un’esperienza innescata.
Infine, confrontati con il tuo cliente per capire se il team di progettazione interno creerà le immagini di destinazione o se vorranno che tu le crei come parte del progetto. Di solito, è più facile per il tuo team creativo progettarli insieme all’esperienza per garantire continuità e coerenza all’interno del flusso di utenti. Assicurati anche di includere l’importantissimo Call to Action.
 
4. Quali risorse esistono o devono essere apportate per fornire il concetto?
Comprendere quali risorse il cliente ha a disposizione è vitale per pianificare il progetto in modo tempestivo. È normale che i progetti vengano rallentati a causa della mancanza di chiarezza su quali risorse fossero disponibili o necessarie per l’esperienza.
La realtà è che ci sarà sempre una conversione o un lavoro di preparazione degli asset da fare anche se i file vengono consegnati dal cliente. Quindi cerca di essere sicuro al 100% di sapere quali risorse il cliente può fornire e in quali formati ti saranno fornite.
Questi file potrebbero essere qualsiasi cosa, da modelli 3D, video, immagini di riferimento, caratteri, URL, pulsanti “call to action”. Devi sapere tutto questo all’inizio del progetto in modo da sapere con cosa stai lavorando, o per lo meno, contare con una descrizione dettagliata di queste risorse.
Se il cliente non dispone di risorse esistenti, è necessario aggiungere ulteriore tempo per la creazione di asset da zero.
Il più delle volte, questo è un processo ed percorso lungo che richiede tempo, quindi assicurati di inserirlo nel programma di attività per dare al tuo team creativo il tempo di finire tutto il lavoro.
 
5. Qual è il contesto dell’attivazione?
Qual è il problema che il tuo cliente sta cercando di risolvere con l’AR? dove viene attivato il contenuto e chi lo sta attivando?
Il momento in cui l’esperienza AR viene attivata è vitale per capire la portata generale e il successo del progetto. Questo potrebbe essere un evento, uno spazio esterno o inquadrando la confezione del prodotto.
È fondamentale considerare l’ambiente circostante in cui si troverà l’utente durante la scansione di un’immagine di destinazione e il modo in cui sarà influenzato da luce, suono, ora del giorno, condizioni meteorologiche, copertura della rete, ecc.
Inizia prima testando l’esperienza dell’utente (UX) e poi torna al contenuto.
 
6. Qual è il programma di lancio?
Infine, e l’unica domanda che può creare o distruggere il progetto è, “quando è necessario pubblicare i contenuti?” Dobbiamo capire quanto tempo ci vuole per  produrre l’esperienza e se il cliente ha requisiti o impegni in corso.
Ancora una volta, essere sinceri qui, può garantire un rapporto sano e continuo tra te e il cliente, l’importante è assicurarsi di aver messo da parte un po’ di tempo per risolvere i possibili intoppi.
Dovresti anche essere a conoscenza delle eventuali date di revisione chiave del progetto per aiutare al tuo cliente con il feedback sul andamento della campagna.
In definitiva, queste sono le pietre miliari fondamentali per il cliente e lo scopo del progetto. Definire tutto questo in anticipo può aiutare a far funzionare fluidamente la campagna in AR.
 
Chiedendo queste semplici domande all’inizio del tuo prossimo progetto in AR dovresti avere una migliore comprensione di ciò che il cliente sta cercando, risparmiando così tempo e stress nel processo.
Leggi di più sulle Tre C per una campagna AR di successo.
Consigliamo anche di mettersi d’accordo sull’ambito di lavoro e l’esperienza dell’utente scrivendo tutto ciò in un documento approvato da tutte e due le parti prima di iniziare il lavoro.
Ciò contribuirà anche a evitare ipotesi sbagliate sulla consegna e permetterà a tutti di avere un dialogo più sincero su altri elementi aggiuntivi che col tempo diventano evidenti ma si collocano al di fuori del budget concordato (come immagini di target aggiuntive, nuova lingua o requisiti di localizzazione ecc.).
Vuoi che creiamo qualcosa per te? Contattaci e pianifica un incontro con uno dei nostri esperti.

Le 3 "C" per il successo di una campagna di marketing in Realtà Aumentata.

Le tre C per il successo
Spesso ci viene chiesto come fare una campagna in realtà aumentata di successo. Ciò che i dati degli ultimi otto anni ci hanno costantemente mostrato è che ci sono tre semplici C per il successo con l’AR: tre ingredienti per assicurarti che la tua campagna in AR porti i risultati migliori. Nella maggior parte dei casi, questi punti in realtà hanno poco a che fare con la tecnologia e tutto ciò che ha a che fare con una pianificazione e un’esecuzione grandiose.

Il Contesto
Hai bisogno del giusto contesto: il pubblico a cui stai parlando deve essere interessato al prodotto o al luogo a cui viene chiesto di puntare il proprio dispositivo. La Realtà aumentata da sola non porterà la gente a inquadrare i marker. “Quando consideri il contesto, devi metterti nei panni del tuo pubblico in quel preciso momento.” La tecnologia da sola non può rendere qualcuno interessato e coinvolgerlo – che deve essere intrinseco all’oggetto fisico, alla posizione o al materiale di marketing che stanno guardando. Quando consideri il contesto, devi metterti nei panni del tuo pubblico in quel preciso momento. Devi considerare se quello è il momento e l’occasione giusta e se è probabile che il tuo pubblico abbia il giusto tempo di sosta, l’accesso a una connessione wifi decente o alla connettività di rete e una mano libera per interagire con successo con l’esperienza che vorresti offrire. Questo viene prima di considerare gli altri aspetti importanti dell’ambiente in cui si trova e che possono influire notevolmente sulla probabilità di offrire un’esperienza positiva all’utente finale – cioè l’illuminazione, l’acustica, l’angolo visivo e la probabile distanza dall’obiettivo immagine o luogo in cui si punta la fotocamera del cellulare in quel momento. Quanto più è possibile controllare il contesto e rifletterci profondamente all’inizio del progetto, tanto più è probabile che fornirai un’esperienza utente più pertinente.
Call to action
Al secondo posto è necessario un invito all’azione davvero chiaro. Questo è importante quanto la tecnologia stessa. In questo momento non viviamo in un mondo simile a Minority Report o Ready Player One (al meno non ancora!). Il mondo fisico di prodotti e luoghi non è pieno di contenuti e informazioni aggiuntivi i quali vediamo attraverso la fotocamera del nostro dispositivo. “Senza un invito all’azione chiaro, avvincente e direzionale, semplicemente non riuscirai a far scansionare i marker…” Quindi, come brand o proprietario di un’azienda, a meno che tu non segnali in modo chiaro alle persone che devono scaricare un’app e puntino il telefono verso un oggetto, un’immagine, un volto o una posizione per sbloccare un contenuto digitale, loro non sapranno che Cosa fare. Questo punto non può essere sopravvalutato. Devi dire alla gente cosa fare e quale sarà la ricompensa in termini molto semplici sia nell’immagine/obiettivo che nell’app stessa come parte dell’User experience e dell’interfaccia utente.
 
Usiamo l’invito all’azione: mnemonico “Pronto. Scopo. Zap.”
‘Pronto – Scarica l’app. Punta: apri l’app e punta a una determinata immagine. Zap: portalo in vita per ottenere una ricompensa, uno sconto, informazioni aggiuntive, condivisione sociale, contenuti esclusivi o un’altra esperienza per sorprenderti, deliziare, informare e istruire. Senza una chiamata all’azione chiara, avvincente e direzionale, semplicemente non riuscirai a far scansionare le persone con il suo device. La regola d’oro è assumere che a nessuno interessi intrinsecamente l’AR e sicuramente non stanno aspettando la tua campagna di marketing in AR. A meno che tu non dica loro cosa fare e dia loro una ragione chiara e convincente per la scansione, non si impegneranno.
E infine, la terza C …
Contenuto.
Devi assicurarti di offrire contenuti a cui le persone si interessano veramente e che non avrebbero potuto ricevere più facilmente semplicemente andando su YouTube, una pagina web o aprendo la tua app. Deve semplificare le loro vite o ricompensarli per il loro impegno, altrimenti rischi di lasciarli andare giù e fare più male che bene. Quindi, chiediti se la proposta di valore si sovrappone allo sforzo di impegnarsi. “… assicurati di offrire contenuti a cui le persone si interessano veramente ….” Assicurati inoltre che i tuoi contenuti siano coerenti con il contesto generale. Se hai creato una bellissima esperienza di animazione 3D da 50 MB e ti aspetti che le persone possano scaricarlo al volo sul loro piano dati, ripensaci.
 
Pensieri finali.
Se utilizzi correttamente questi tre ingredienti, vedrai grandi livelli di interazione e propensione all’acquisto.  L’AR, in generale, è un modo fantastico per offrire coinvolgimento e aiuta tanto anche ai download e la conservazione della tua app. In media, gli utenti trascorrono più di 80 secondi in un’esperienza in AR. Le ricerche mostrano che l’AR porta alti livelli di attenzione – il 45% in più rispetto a TV e l’online – e fa attivare i meccanismi più importanti della memoria al 70% sopra gli altri media digitali. Fondamentalmente, è un ottimo modo per attirare l’apprendimento attivo attraverso il fare o spostare qualcuno in un funnel di vendita e marketing.

Stasera ore 21:10 parliamo di Realtà Aumentata sulla Effe. Sky Canale 135

⚠️Due giovani couchsurfer, il loro furgone rosso, e il desiderio di riscoprire il nostro Paese con uno sguardo… “very original”: benvenuti in un viaggio attraverso un’Italia inedita, quella raccontata dai “locals” che, pur non essendo nati qui, hanno scelto il nostro Paese per farne la loro casa e il luogo in cui realizzare i propri progetti di vita.
E ovviamente parleremo anche di realtà aumentata e di AR Latam.

Vi aspettiamo!!

Il successo della Realtà Aumentata: Innovare ogni giorno

Da un report del Capgemini Research Institute:
L’82% delle aziende che utilizzano soluzioni di realtà aumentata nelle operations sta ottenendo da questi strumenti risultati adeguati alle aspettative o addirittura migliori.
Un imprenditore su due tra quelli che non hanno ancora utilizzato questa tecnologia in azienda programma di farlo nell’arco dei prossimi tre anni. La percezione generale vede il 45% degli imprenditori convinti che l’augmentedReality sarà una tecnologia largamente impiegata nell’arco dei prossimi 36 mesi, mentre un 35% crede che gli investimenti maggiori avverranno dai tre ai prossimi cinque anni.
maxresdefaultNel confronto tra realtà aumentata e realtàVirtuale, dallo studio emerge che due aziende su tre pensano che realtà aumentata abbia un maggior margine di utilizzo nelle proprie operations rispetto a quella virtuale. Il 45% delle aziende coinvolte nell’indagine utilizza la realtà aumentata, e il 36% la realtà virtuale.