Apple e il suo visore per la realtĂ  aumentata

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Ma Applequando lo fa un visore per la realtĂ  aumentata? Ultimamente è un argomento che tocca molto spesso in appuntamenti ufficiali, ma tranne le app ARKit per iPhone e iPod fino ad ora non si è visto nulla di concreto. Secondo il noto analista Ming Chi Kuo, specializzato proprio nei prodotti Apple, l’azienda di Cupertino potrebbe rompere gli indugi a breve e mandare in produzione di massa un visore o degli occhiali, che sfrutterebbero l’hardware degli iPhone per effettuare il rendering e per connettersi.

La finestra temporale individuata dall’analista è al momento abbastanza ampia e va dall’ultimo trimestre di quest’anno al secondo del prossimo. Insomma tra settembre 2019 e giugno 2020 dovrebbe iniziare la produzione e ciò significa che a breve dovremmo iniziare ad avere notizie piĂą concrete.

Per quanto riguarda le funzioni, come detto la prima generazione del visore dovrebbe dipendere fortemente dall’iPhone, col quale dovrebbe interfacciarsi in modalitĂ  wireless, come accade attualmente con il Watch o gli Airpod. Questo, secondo Kuo, dovrebbe consentire alla casa della Mela morsicata di realizzare un dispositivo molto piĂą leggero e comodo da indossare rispetto a quelli indipendenti. Di contro però l’eventuale utilizzo del visore andrĂ  a incidere negativamente sull’autonomia dell’iPhone stesso.

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Non sappiamo se le anticipazioni di Kuo si avvereranno oppure no e in che misura, ma è certo che Apple ha disperato bisogno di tornare a innovare. Quest’anno infatti l’azienda ha perso la testa della prestigiosa classifica stilata da Fast Company riguardo alle aziende piĂą innovative, scivolando al diciassettesimo posto e sta rischiando anche di perdere due treni importanti come 5G e smartphone pieghevoli. TIM Cook dunque dovrĂ  ricorrere ai ripari prima che la percezione del brand cambi anche nei fan piĂą sfegatati.

Apple, visore per la realtĂ  aumentata in arrivo tra fine 2019 e metĂ  2020?

Ma Apple quando lo fa un visore per la realtĂ  aumentata? Ultimamente è un argomento che tocca molto spesso in appuntamenti ufficiali, ma tranne le app ARKit per iPhone e iPod fino ad ora non si è visto nulla di concreto. Secondo il noto analista Ming Chi Kuo, specializzato proprio nei prodotti Apple, l’azienda di Cupertino potrebbe rompere gli indugi a breve e mandare in produzione di massa un visore o degli occhiali, che sfrutterebbero l’hardware degli iPhone per effettuare il rendering e per connettersi.

La finestra temporale individuata dall’analista è al momento abbastanza ampia e va dall’ultimo trimestre di quest’anno al secondo del prossimo. Insomma tra settembre 2019 e giugno 2020 dovrebbe iniziare la produzione e ciò significa che a breve dovremmo iniziare ad avere notizie piĂą concrete.

Per quanto riguarda le funzioni, come detto la prima generazione del visore dovrebbe dipendere fortemente dall’iPhone, col quale dovrebbe interfacciarsi in modalitĂ  wireless, come accade attualmente con il Watch o gli Airpod. Questo, secondo Kuo, dovrebbe consentire alla casa della Mela morsicata di realizzare un dispositivo molto piĂą leggero e comodo da indossare rispetto a quelli indipendenti. Di contro però l’eventuale utilizzo del visore andrĂ  a incidere negativamente sull’autonomia dell’iPhone stesso.

Non sappiamo se le anticipazioni di Kuo si avvereranno oppure no e in che misura, ma è certo che Apple ha disperato bisogno di tornare a innovare. Quest’anno infatti l’azienda ha perso la testa della prestigiosa classifica stilata da Fast Company riguardo alle aziende piĂą innovative, scivolando al diciassettesimo posto e sta rischiando anche di perdere due treni importanti come 5G e smartphone pieghevoli. TIM Cook dunque dovrĂ  ricorrere ai ripari prima che la percezione del brand cambi anche nei fan piĂą sfegatati.

Dubbi e opportunitĂ  della realtĂ  aumentata.

PIĂ™ OPPORTUNITĂ€?

L’AR può essere una tecnologia molto utile in diversi ambiti della nostra vita, ma lascia anche numerosi interrogativi aperti. Esiste il diritto alla proprietĂ  nella «mixed reality»? Chi gestisce gli spazi pubblici? Sono alcune delle domande che ci si pone…

Diventata famosa al grande pubblico grazie al successo di PokĂ©mon Go, la realtĂ  aumentata ha applicazioni che vanno oltre il semplice utilizzo per divertimento. Se la realtĂ  virtuale crea un ambiente completamente immersivo, quella aumentata punta a cambiare la percezione del mondo che abbiamo intorno, aggiungendo elementi digitali con cui interagire. Sfruttando questa tecnologia a livello commerciale si può dare la possibilitĂ  di provare virtualmente un nuovo arredamento in casa. Ma la si può anche usare per risolvere problemi di tutti i giorni, grazie ad alcune app specifiche. E tutti i big della tecnologia ci stanno investendo: da Apple a Facebook passando per Microsoft con i suoi HoloLens. Ma facendosi prendere dall’entusiasmo spesso non ci si accorge che l’AR può aprire nuove questioni da risolvere prima che possano diventare problemi ben piĂą gravi.

Il diritto di proprietà nella «mixed reality»

In un lungo articolo pubblicato su NewCo Shift si parte dall’esempio di un’app che permette di realizzare dei graffiti in realtĂ  aumentata per affrontare un dibattito piĂą ampio. Esiste un diritto di proprietĂ  in questo ambiente a cavallo tra mondo reale e virtuale? Nel caso di graffiti realizzati virtualmente sul muro della casa di qualcuno il problema può sembrare di poco conto. Ma le cose cambiano quando ad esempio si parla di mappe arricchite con informazioni su proprietĂ  di privati cittadini o organizzazioni: questi possono far valere un proprio diritto nel non veder condivisi loro dati? Un interrogativo la cui risposta dipende strettamente da chi svilupperĂ  queste tecnologie e dall’uso che farĂ  dei database a disposizione.

La questione degli spazi pubblici

Fino a questo punto si è parlato di spazi privati, ma il problema sorge anche intorno a quelli che sono luoghi pubblici. Nella realtĂ  aumentata le possibilitĂ  di arricchire una piazza o un giardino sono potenzialmente infinite: ma come si può regolare questo sistema in cui ognuno avrebbe teoricamente diritto ad agire sul quel luogo, in questo mondo tra il reale e il virtuale? Domanda che sfiora il campo della filosofia, ma sempre in tema di graffiti il New York Times ha giĂ  riportato il primo atto di vandalismo in realtĂ  aumentata su un’installazione artistica. 

Fake news anche nella AR

Quello delle bufale è un problema che a livello virtuale è esploso da qualche anno, ma che potrebbe avere delle ripercussioni anche sul mondo della realtà aumentata. Infatti bisogna affrontare la questione di chi deciderà cosa sia giusto, e soprattutto corretto, inserire come descrizione di un certo luogo all’interno di questa «mixed reality». E questo discorso di carattere etico diventa ancora più importante quando si affronta l’ultimo punto interrogativo.

Casi di discriminazione

Con la realtà aumentata si può incidere sulla visione del mondo reale anche modificando le cose che non gradiamo. Questa possibilità però diventa inquietante se si trasforma in un mezzo per nascondere o cancellare oggetti e persone che non vogliamo far vedere. Un mezzo di esclusione o di discriminazione che per il momento rimane una prospettiva distopica. Che potrebbe però diventare realtà se non si risolveranno al più presto queste questioni aperte.